Quaternario
Durata e limiti
Anche se la durata del Quaternario, tra 2 e 3 milioni di anni, corrisponde allo 0.1% della storia della Terra; la sua importanza in pratici è mmolto rilevante sia perchè è l'epoca piu vicina a noi che per fattori antropici.
Il Quaternario inizia in corrispondenza del limite Pliocene – Pleistocene, limite che si basa su evidenze di vario tipo e data c. 1.8 M. Questo comprende due epoche:
- il Pleistocene
- l'Olocene
Il Pleistocene è suddiviso in tre età (o fasi) indicate dai suffissi inferiore, medio e superiore.
il limite tra Pleistocene inferiore e Pleistocene medio corrisponde convenzionalmente all'inversione di polarità tra le epoche paleomagnetiche Matuyama e Bruhnes, c. 720 ka BP (Bowen 1978) - 780 ka BP secondo le ultime scale cronologiche
il limite Pleistocene medio - Pleistocene superiore è definito su base stratigrafica e corrisponde al limite inferiore dell'Eemiano (ovverosia al limite inferiore dello stadio isotopico - OIS - 5e), datato 128 ka BP (Woillard 1982)
limite Pleistocene e Olocene
Il limite Pleistocene - Olocene, è fissato convenzionalmente al passaggio tra le cronozone Dryas Recente e Preboreale (v. oltre), corrispondente alla fine dell'ultima pulsazione fredda (Mangerud et alii 1974) - c. 11 500 anni BP.
Oltre a queste suddivisioni, riconosciute formalmente a scala universale, esistono numerosissimi termini informali, suddivisioni riconosciute regionalmente o basate sui più svariati parametri (zone polliniche, terrazzi marini, fasi glaciali, stadi isotopici, paleomagnetismo ecc.), che complicano notevolmente la stratigrafia quaternaria e la localizzazione cronologica degli eventi del Pleistocene e dell'Olocene.
Il clima
Dal punto di vista climatico, il Quaternario si caratterizza per l'alternanza di fasi fredde e fasi calde - pur in un ambito generale freddo - la cui scansione e ciclicità può essere riassunta in due momenti estremi:
glaciazioni - fasi fredde, caratterizzate dall'avanzata dei ghiacciai
interglaciali - fasi temperate o calde, caratterizzate dal ritiro dei ghiacciai
all'interno di ciascuna di queste sono fatte ulteriori distinzioni tra:
stadi o stadiali - tendenzialmente più freddi
interstadi o interstadiali - tendenziali più temperati
Il primo schema di suddivisione delle fasi glaciali fu proposto da Penck e Brückner nel 1909, in base allo studio delle cerchie moreniche abbandonate durante le avanzate glaciali. Gli hanno distinto quattro glaciazioni: Günz - Mindel - Riss – Wüm separate dagli interglaciali
Günz-Mindel - Mindel-Riss - Riss-Würm – (attuale). Successivamente furono aggiunte due glaciazioni precedenti al Günz: Bibel e Donau.
Con il progredire delle conoscenze risultò chiaro che il solo studio geomorfologico degli apparati glaciali non era sufficiente per comprendere le fluttuazioni climatico-ambientali del quaternario, che le glaciazioni non erano quattro e che il quadro era molto più complesso. La soluzione venne dall'analisi di quelle fonti di informazione che forniscono dati sul paleoclima e sul paleoambiente
tipo di dati
GLACIOLOGICI: isotopi ossigeno; proprietà fisiche (es. ice fabric); concentrazione degli elementi in traccia e microparticelle
GEOLOGICI
Marini
sedimenti organici: composizione isotopica dell'ossigeno; fauna e flora; variazioni morfologiche
sedimenti inorganici: mineralogia e tessitura; velocità di sedimentazione; presenza di polveri continentali; ice-rafted debris; geochimica
Terrestri
depositi e morfologie: glaciali o glacio-eustatici; periglaciali; eolici (loess e dune di sabbia); lacustri; paleopedologia; speleotemi (età e composizione .in isotopi stabili)
BIOLOGICI dendroclimatologia; pollini (tipo, abbondanza relativa, concentrazione ecc.); macrofossili vegetali (età e distribuzione);
insetti (tipo e associazione); distribuzione delle popolazioni attuali;
organismi di vario tipo (malacofauna, micromammiferi, etc.)
STORICI documenti scritti
Una delle fonti più utili si è rivelata la variazione del contenuto in isotopi stabili di determinati elementi, in particolare gli isotopi 16 e 18 dell'ossigeno, dato che la variazione del contenuto in isotopi stabili dell'ossigeno dipende dalla temperatura e dall'espansione / contrazione dei ghiacciai. Infatti :
L’ossigeno -16 (16O) ha 8 protoni e 8 neutroni;
L’ossigeno -18 (18O) ha 8 protoni e 10 neutroni, quindi è più pesante dell’16O .
All’origine dei ghiacciai vi sono le precipitazioni che, a loro volta, derivano dall’evaporazione dell’acqua dagli oceani. Vista la maggior leggerezza evapora più facilmente l’acqua con16O, quindi i ghiacciai contengono più 16O mentre gli oceani sono più ricchi d’acqua con 18O;
Nelle carote prese negli oceani un arricchimento in 18O indica pertanto delle temperature più basse e quindi un aumento della copertura glaciale. L’18O si trova nelle carote in quanto rilasciato dagli organismi che incorporano l’ossigeno nei loro gusci.
Una registrazione del contenuto di 18O nelle carote oceaniche per gl’ultimi 2.5 milioni di anni è riportata in figura 1.
Questa figura mostra come negli ultimi 1.6 milioni di anni il clima abbia oscillato tra dei periodi glaciali relativamente freddi (valori di 18O alti) dei periodi interglaciali caldi. Gli isotopi dell’ossigeno indicano che vi sono stati più di 60 episodi di avanzata glaciale negli ultimi 2 milioni di anni.
Si vede inoltre come inizialmente i periodi glaciali ed interglaciali avessero una durata uguale, di circa 50'000 anni, mentre a partire da circa 1 milione di anni fa gli episodi glaciali si allungarono (circa 100'000 anni) ed i periodi interglaciali diventarono molto più brevi, e parallelamente aumentarono le differenze di temperatura tra periodi glaciali e interglaciali.
Un'ultima osservazione riguarda il fatto che
- pari sono fasi calde, cioè interglaciali o interstadi
- dispari sono fasi fredde, cioè glaciazioni o stadi
l'Olocene corrisponde allo stadio 1,
il Pleistocene sup. comprende gli stadi da 2 a 5 , di cui: gli stadi da 2 a 4 corrispondono all'ultima glaciazione (detta, nelle Alpi, Würm)
e lo stadio 5 all'ultimo interglaciale (già Riss -Würm, oggi indicato Eemiano)
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Periodi |
Glaciazioni |
Migliaia
di |
Temperatura |
Fasi interglaciali |
Glaciazioni Verbano |
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Olocene |
Wurm |
0 |
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Riss-Wurm |
Cantù |
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P |
Riss |
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Daverio
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L |
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(Montonate) |
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E |
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500 |
Mindel-Riss |
Albusciago Golasecca |
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I |
Mindel |
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Albizzate Morazzone2 |
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S |
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Gunz-Mindel |
Morazzone1 |
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T |
Gunz |
1000 |
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Castronno |
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O |
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C |
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E |
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1500 |
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N |
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E |
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2000 |
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Immacolata |
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Pliocene |
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Figura 1
L’ultima glaciazione
Nel tradizionale quadro climatostratigrafico l'ultima glaciazione pleistocenica è definita, prendendo a riferimento la regione alpina, Würm.
La massima intensità della glaciazione würmiana si è verificata c. 22-24 ka BP, momento in cui si ebbe la maggiore espansione dei ghiacciai alpini e dell'inslandsis; questo momento è indicato come LGM (Last Glacial Maximum, o Massimo Glaciale Würmiano o Ultimo
Massimo Glaciale ).
Nel registro isotopico oceanico coincide con lo OIS 2, che mostra un picco nel rapporto 16O/18O tra 25 e 15 ka BP
In figura 2 è indicato come si presentava la penisola italiana in corrispondenza a questo LGM.

Figura 2
a partire da a c. 15 ka BP (nell'emisfero boreale) vari dati indicano l'inizio di una profonda modificazione del quadro paleoclimatico e paleoambientale, che porta alla riorganizzazione ambientale del pianeta che precorre l'assetto olocenico: è il tardiglaciale (lateglacial), momento di riscaldamento generalizzato e ritiro dei ghiacciai, anche se non uniforme, scandito da stadi e interstadi a condizioni contrastanti.
La suddivisione del tardiglaciale venne istituita dallo studio di una sezione-tipo presso la località danese di Allerød. L'analisi del contenuto pollinico dei sedimenti lacustri affioranti permise di distinguere tre zone, la prima e la terza caratterizzate dalla presenza di Dryas octopetala (pianta in grado di tollerare condizioni climatiche fredde), e una centrale con caratteri temperati; successivamente venne diviso in cinque cronozone, dalla più antica alla più recente:
- Dryas I (alias Dryas Antico, Oldest Dryas)
- Bølling
- Dryas II (alias Dryas Medio, Older Dryas)
- Allerød
- Dryas III (alias Dryas Recente, Younger Dryas, YD)
l'ultima cronozona del tardiglaciale, lo Younger Dryas (YD), segna un irrigidimento del clima (corrisponde all'ultima pulsazione fredda e avanzata glaciale dell'ultima glaciazione) e termina poi bruscamente in corrispondenza del limite Pleistocene - Olocene ("termination"). L'evento YD è considerato un ACC (Abrupt Climatic Change), per la sua breve durata, l'intensità e la rapidità delle modificazioni al suo inizio e alla sua fine;
L'Olocene
Il limite Pleistocene - Olocene, è fissato convenzionalmente al passaggio YD – Preboreale la datazione convenzionale del limite è di 10 000 anni 14C, che, basandosi sulla calibrazione delle datazioni radiocarbonio, corrisponde all'intervallo 11 553 - 11 268 anni calendario
L'Olocene corrisponde allo OIS 1, la sua scansione convenzionale fu stabilita all'inizio del secolo (da A. Blytt e R. Sernander) grazie allo studio paleobotanico di serie scandinave; la suddivisione definitiva (Mangerud et alii 1974), si articola su cinque cronozone che sono, dalla più antica alla più recente:
Preboreale
Boreale
Atlantico
Sub-boreale
Subatlantico
Questa suddivisione è stata più volte discussa, ma è ancora accettata per l'Europa
Dal profilo climato stratigrafico si sono invece proposte le seguenti suddivisioni
- Optimum climatico (o Optimum termico, Ipsitermico)
- Neoglaciale
Piccola Età Glaciale (o Little Ice Age, LIA)
Nelle Alpi italiane l’ultima fase del Pleistocene superiore e l’Olocene, sono stati così suddivisi (Ravazzi,-----):
Ultimo Massimo Glaciale - culminazione - (17'500 anni B.P.)
Ultimo Massimo Glaciale – termine - (15'000 anni B.P.)
Ultimo Interstadiale Tardo Glaciale – fine - (12'600 anni B.P. )
Piccola Età Glaciale (Younger Dryas) - fine - (11'500 anni B.P.):
Ottimo Termico Olocenico (9'000 - 5'000 anni B.
Sostanziale Aumento dell’Umidità nelle Alpi (7'300 anni B.P.) circa 1000 anni dopo quanto rilevato nella cronozona Boreale/Atlantica (8'200 anni B.P. )