La Valle del Ticino

(dalla Moesa al Verbano)


Riempimento quaternario


Una panoramica della situazione geologica della valle del Ticino tra la Moesa ed il Verbano è fornita dalla carta geologica del Quaternario, allestita da Markus Felber nell’ambito degli studi promossi dall’Istituto Scienze della Terra per correlare origine ed età dei terreni con le caratteristiche fisiche ed ingegneristiche degli stessi.



Figura 1



Figura 2



La pianura alluvionale: le indagini


La prima ricerca sul riempimento quaternario della valle del Ticino è stata svolta dalla Sezione Bonifiche e Catasto del Cantone Ticino con l’obiettivo di verificare se esistessero altri acquiferi al di sotto di quello freatico.


La ricerca fu eseguita nel 1969 – 1970 mediante:



Una seconda indagine, consistente in un profilo sismico a riflessione eseguito tra Contone e Cugnasco, fu condotta da Felber e Bini negli anni ‘90 nell’ambito del PNR 20.


L’ubicazione delle prospezioni è riportata in figura 3.



Figura 3




La pianura alluvionale: l’interpretazione


I profili sismici a rifrazione hanno permesso di stabilire lo spessore dei depositi incoerenti che colmano il fondovalle mentre i sondaggi elettrici, correlati per i primi 100 m con quelli meccanici, hanno permesso le correlazioni presentate in tabella 1.


Resistività ρ

litologia

Classificazione USCS

geologia

(ohm/m)








1200 – 1300

Ghiaia

GW

Depositi fluviali

100 - 300

Ghiaia e sabbia;

e sabbie diverse

GW – SW, SW, SP, SM

Depositi deltizi prossimali

40 – 160

Limi sabbiosi

SM - ML

Depositi deltizi distali

200 - 500

Varve

Depositi Conoide

GM - SM

Depositi lacustri (proglaciali ?)


Tabella 1


I risultati sono presentati in forma grafica nelle sezioni 1, 2, 3 (figure 5, 6, 7) ubicate in corrispondenza ai sondaggi elettrici



Figura 4




Sezione 1


Figura 5

Sezione 2


Figura 6



Sezione 3


Figura 7



Il profilo sismico a riflessione eseguito nel Piano di Magadino tra Contone e Cugnasco (figura 3) nell’ambito del PNR 21 ha permesso a Felber e Bini di elaborare il seguente modello geologico (figura 8):


1 depositi fluviali postglaciali, depositi lacustri: postglaciali, tardoglaciali e glaciali di spessore variabile sino ad un massimo di 200 m di profondità, caratterizzato da molti riflettori mal definiti con una disposizione caotica; (Depositi fluviali post glaciali e depositi fluvio deltizi)

2, 3 e 4 depositi lacustri postglaciali con riflettori lineari ben definiti con uno spessore globale di 400 m

5 spesso circa 70 m, caratterizzato da scarsi riflettori più visibili sul pendio meridionale; (depositi ghiaiosi depositati dall’acqua di fusione del ghiacciaio al fronte)


6 spesso 70 m, caratterizzato da forti riflettori lineari


7 substrato roccioso




Figura 8


In un certo senso le due ricerche sono complementari in quanto la sismica a rifrazione dà sicuramente un valore più preciso della profondità della roccia rispetto alla riflessione, mentre la riflessione da un maggiore dettaglio della stratificazione dei terreni sciolti in confronto ai sondaggi elettrici verticali.

In conclusione se si combinano i risultati forniti dalle diverse indagini si arriva al seguente modello:



Modello che non è molto diverso da quello ricostruito per la Valle del Rodano dal CREALP (1989 – 1982) nell’ambito del progetto Geothermoval, che, per la zona di Martigny (figura 9), propone la seguente successione di depositi:




Figura 9




Altri elementi che accomunano la situazione riscontrata a Martigny con quella del Piano di Magadino sono:




Età dei depositi olocenici


Il Museo Cantonale di Scienze Naturali ha fatto eseguire delle datazioni assolute su alcuni reperti lignei trovati in sondaggi.

Molto sinteticamente i risultati sono:


La frana di Chironico


Biasca


Gudo


Riazzino


Tenero (depositi della Verzasca)


Per inquadrare questi dati nel contesto climatico sud alpino è opportuno far capo alle datazioni proposte da Ravazzi:



Quindi:


15'000 – 14'000 anni BP Il ghiacciaio del Verbano, dopo aver raggiunto il suo massimo, inizia a ritirarsi.

13'000 anni B.P. Il ghiacciaio si era già ritirato oltre Faido, da cui la frana di Chironico.

11'000 anni B.P. Gudo, reperto trovato da Oppizzi in località Malpensada, sul fianco sinistro del Ticino. Lo stesso è stato ritrovato in depositi fluvio deltizi esterni all'asse principale del Ticino.

4000 anni B.P. Godendo di un clima umido erosione e trasporto erano relativamente limitati. La Riviera era da tempo una pianura solcata da fiumi nastriformi. La foce del Ticino era situata tra Contone e Riazzino;

2000 anni B.P. Il Verbano era ancora tra Riazzino e Gordola. (ritrovamento di un coppo romano a – 8 m. in un sondaggio)


In base ai dati di cui si dispone sembra che nell’Olocene, con delle condizioni climatiche simili a quelle attuali, lungo la valle del Ticino si sia avuto un deposito medio di materiale compreso tra i 2.2 ed i 2.7 mm /anno. Questi valori, dedotti dal confronto tra età e posizione stratigrafica valgono per gli ultimi 7500 anni (Boreale e Atlantico).

Sono troppo bassi per il periodo che va da 8700 anni agli 11'000 anni fa (Preboreale e Younger Dryas) quando, a seguito di un inaridimento del clima il regime dei corsi d’acqua è diventato torrentizio, con un aumento della capacità di trasporto. Questo può spiegare il motivo per cui i depositi olocenici hanno nel Piano di Magadino uno spessore attorno ai 70 m invece dei 50 che si avrebbero se si usassero i dati sperimentali.

Calcolando il tempo trascorso tra la frana di Giornico ed i depositi fluvio deltizi di Riazzino si deduce che l’avanzamento del delta del Ticino nel Paleo Verbano doveva essere attorno ai 4 m all’anno.

La maggiore sedimentazione rilevata a Tenero (ca. 4.7 mm/anno deve probabilmente essere fatta risalire ad un’erosione più intensa nel bacino della Verzasca conseguente all’acclività dei versanti.



Variazioni del livello lacustre


Le alluvioni depositate a Sesto Calende durante l’ultima espansione glaciale (alloformazione di Cantù) sono a quota 220 m s m, mentre oggi il livello medio del Lago Maggiore è di 195 m s. m. Questo sembra indicare che negli ultimi 8000 – 10'000 anni si è avuto un abbassamento della soglia e quindi del livello del lago di 25 metri.


La quota del terrazzo di Sesto Calende combinata con l’osservazione dell’erosione di ben 50 cm della soglia della Miorina durante l’alluvione del 1864, induce a ritenere che l’erosione della soglia si sia verificato non in maniera continua ma in seguito ad eventi estremi. Questo può aiutare a spiegare alcuni aspetti della storia recente del Piano di Magadino ed in particolare lo spessore molto ridotto di ghiaie a sud della strada Cadenazzo – Gudo, a seguito di un'emersione relativamente recente e la subsidenza che si osserva oggi nel Piano di Magadino, attribuibile ad un aumento della pressione verticale conseguente ai bruschi abbassamenti del livello del lago, e quindi quello della falda freatica collegata allo stesso.