Società e paese - Unione Sportiva Arbedo

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Società e paese




Il  nostro  70°


Giocatori del passato , del presente, allenatori, dirigenti, amici e sostenitori,
hanno saputo in questa serata, rendere tangibile l`affetto, che unisce gli amici di questo sodalizio.

Un`abbraccio virtuale, ha unito tutti i presenti, a questa commemorazione ufficiale, del settantesimo societario.
i ricordi ,immortalati sul libro storico, messo a punto dagli organizzatori, hanno fatto sgorgare dal cuore,
aneddoti ed esperienze  del tempo passato.

Se  per un attimo,  ci  concentriamo, possiamo ricordare,come questo sodalizio,sia passato,dalla sua nascita,
attraverso eventi,di importanza rilevanteper noi tuttiIl secondo conflitto mondiale,la guerra fredda.
Il boom economico,I Beatles ed i Rolling Stones,l`atterraggio sulla luna.
La crisi del petrolio,L`arrivo dell`autostrada,L`edonismo Reganiano,la rivoluzione informatica,la globalizzazione mondiale.
Il mitico Boschetto,ed il nuovo campo.

Eppure, i valori che in questa festa, si leggevano negli occhi, di chi giocò quaranta anni or sono,
erano gli stessi che si osservavano negli attori attuali di questa società.
Il colore della maglia, come stimolo unito a lealtà e sportività.

Tutto cambia e cambierà. Cambieranno dirigenti ed allenatori, cambieranno giocatori e tifosi.
Possiamo comunque dire che lo spirito dell`Unione Sportiva Arbedo rimarrà immutato nel tempo.
Sarà infatti sempre foriero di amicizia, fuori ed all`interno del terreno di gioco.
Sarà  palestra sportiva, e di vita, e di umanità, per i nostri giovani.

Alcune immagini, della cerimonia, e della festa natalizia conclusiva,
esprimeranno a voi tutti, il senso dell`attaccamento a questi,  nostri, storici,colori sociali.

Auguri all` Unione Sportiva Arbedo. Auguri per altri settant`anni
a  nome del comitato, ed anche mio.

Albert.
Forza ragazzi ,  Forza Arbedo


Ora ,  a modo  mio,  voglio ricordarne i settant`anni!

E  mi  disse:  "  A ié  già setantan  "  (Una storia impossibile,  ma....  )

Mentre sulla sponda del nostro Ticino, ormai destinato, a divenire un piccolo riale,
ossevo l`andirivieni estivo, all`improvviso l`aria diventa un poco piu` fresca.
Il sole viene velato dalle prime nubi, ed un temporale estivo sembra minacciarmi in lontananza.
Un sguardo all`orologio, é l`ora del rientro.

Il paese é ancora lontano, l`incedere resta lento. La calura impregna l`aria.
Questa brezza, che mi accarezza é veramente piacevole.
L`aria in effetti, rinfresca il corpo ma anche la mente trova sollievo.

Camminando, riecco  pensieri, immagini ed  impressioni riproporsi nella testa.
Alcuni di queste suggestioni sono reali, attaccate a questo amato territorio.
.Altre sono, oppure  sembrano, impossibili, irreali, strane.

Passando di fronte alla stazione di Castione, ecco apparire l`immagine,
di quello che potrà essere tra non molto tempo.
Immagino la gente in attesa,  immagino il vociare degli studenti,  
vedo la vita rinascere in questa, vetusta, area.
Immagino le famiglie partire per le vacanze in treno.
Negli anni sessanta una necessità "economica",
nel futuro una necessità probabilmente impostaci dalla natura, dall`economia,
oppure forse dalle legge.

Rivedo gli anni settanta, con gli operai stranieri che rientrano.
Profumi ed odori miscelati. Dialetti a noi strani, spesso  incomprensibili.
Rivedo gli abiti floreali delle ragazze, le camicie a fiori od  a righe larghe, dei giovanotti.
Rivedo al parcheggio le Citroen 2 Cv, le Mini Morrisis bicolori, i poster a volte sbiaditi delle pubblicità.

Quanti pensieri, ricordi...   Quanti anni sono trascorsi.

Mentre il rientro verso casa riprende, il pensiero torna  irrazionale.
Passando di fronte alle caprette del "Guerin" mi soffermo.
Le osservo giocare. Sorrido pensando: "Peccato per il color "bianconero".

Il sorriso pensato, diventa in seguito  reale pensando al "Pampa".
Il "Pampa" era uno  strano, allampanato, compagno di scuola.
Durante un`estate, cerco` di convincere,
un amico allevatore a testare il "Rosso Ponceau" su di un paio di pecore.
Il contadino, era di cervello "fino" e non si fece convincere.
Per il "Pampa"  era un`idea geniale, ma che,
" non trovo` consiglo, nel mio continuo  ripetergli : sei un idiota".

Lui insisteva:
"Questo colorante, si attacca alle proteine, avremo pecore dal vello rosso!! "
L`idiozia fu confermata, dai test sulla tossicità del prodotto che effettuammo.
Sarebbe stato bello, mi ripeto, ricordando quell`episodio lontano nel tempo,
"veder delle belle caprette Granata."  

Il pensiero torna cosi, al calcio.
Passione, costruita da momenti belli, da squadre amate, da piccole e grandi realtà.
Passione che coinvolge atleti, allenatori, dirigenti.
Realtà spesso piccole, o di paese, in cui  all`obiettivo sportivo comune,  spesso si antepone l`amicizia.

La nostalgia del campionato ormai  fermo. L `assenza delle voci della baracca,
mi porta, inconsciamente, a proseguire il mio rientro a casa,  passando dal campo.
Arrivato sotto il ponte sento i primi tuoni in lontanaza, l`aria si trasforma in vento, ma non desisto.

Sollevando lo sguardo, noto un signore, seduto sul prato, ad osservare il campo.
Un bimbo, vicino a lui, rincorre una palla, ancora troppo pesante per lui. E`suo nipote.

Il signore mi saluta,  poi indica il nipote ed aggiunge:
"Chela maglia dal Ronaldo, par lu  l`é  un palto`. Ma ga auguri da dagan da pesciad ai balun."

Complice il tempo, ed il vento insistente, anche il bimbo si avvicina noi.
Appigliandosi, e strattonandomi  i pantaloni, mi dice:
"Hey, tu  signore. Sai, il nonno, ha giocato nell`Arbedo!"

Si illuminano gli occhi del bimbo.
Non sapendo  nulla di categorie e regolamenti, per lui e come se avesse partecipato ai mondiali.
Osservo quell`uomo ed il suo volto. Avrà una ottantina di anni.
I suoi  occhi,  esprimono un grande  orgoglio.
Quella maglia, quei colori, ancora adesso, sono indelebili  dal suo cuore!

Lo scruto meglio, ha il viso scurito dal sole. Le sue rughe esprimo l`espressione dei sorrisi donati.
Delle lotte vissute certamente nella vita, ma altresi su molti campi di calcio.

Prende vicino il nipote ed inizia a raccontare.
Sembra un vecchio affabulatore. Con piacere mi fermo, un attimo, ad ascoltare.

Inizia in dialetto:
" Te se la pudres ves na storia lunga setantan..."
Poi forse per la mia presenza, o forse per essere, meglio "insegnante", ricomincia in italiano.

Quanti anni sono passati. Come é cambiato il calcio.
Quando avevo la tua età, i nostri palloni erano di stracci.
Correvamo tutti, verso quella palla, che non aveva voglia di rimbalzare.
Arrivavamo sfiniti, alla fine di partite lunghissime, forse interminabili.

Tutti dovevano giocare, a volte quattro contro nove.
Erano i piu` grandi, od i piu` forti, contro i piu`gracili, od i piu`deboli.

Con i visi arrossati, alla fine tutti a rubar frutta, oppure a tuffarci nella Moesa.
Guarda me, mi  strizza l`occhio, e  poi serissimo, al piccolo:
"Rigordat pero` che a ghera una regola impurtanta."
Sorrido, immaginando, e mi dico : "Palleggia le equazioni ora il nonno...."
"  Tri Corner a  ié  un Penalty!  "

Ma come replica il bimbo.  " Ma l`arbitro non c`era ??"
Il volto dell`uomo diventa accigliato, la memoria corre, un silenzio si instaura al campo.
Si rivolge  dapprima a  me, dicendomi:
"Sa, l`arbitro che avevamo, non era qui a quell`epoca,...  era in Germania!, ed era L`arbitro delle sorti del mondo."
Poi, di seguito, al bimbo:  "No, non c`era l`arbitro, era a militare."

Il racconto continua.

Poi siamo cresciuti, ci hanno insegnato che lo sport é passione, altruismo.
Cuore, maglia e rispetto dell`avversario.
"Ricordatelo ragazzo questo, il calcio é cambiato, ma l`onestà mentale e fisica devono restarti in testa se vuoi arrivare."
Molto seriamente  poi aggiunse:
"Se hai talento e ti impegni riuscirai."
"Se hai dentro,la forza dell`onestà, da unire a questo, non ci saranno avversari per te."

"Ma come giocavate voi nonno?"
 " Sai piccolo, quando vengo al campo mi rendo conto, di quanto questo sport, sia cambiato.
Noi ci sognavamo le scuole calcio, le categorie crescenti, i tornei.
Le strade erano spesso i nostri stadi.
Già gli stadi.... nelle radiocronache, non si vedevano!"


Imparavamo poco alla volta,con impegno, costanza.
Il palleggio, dapprima tremolo,  diventava sicuro,
e quando poi, si giocava  per la "squadra", lei, era certamente quella del paese!
Per difendere i propri colori, ed il proprio campanile, non si risparmiava nessuno sforzo!
Ci si trasferiva, sul campo ospite, spesso a piedi od in bicicletta.

Ho visto, il mio capitano, dissetarsi con un vinaccio, appena giunto sul terreno avversario.
Poi senza riscaldarsi,scendere in campo ed emulare, con un fantastico goal alla "Parola."

"Chi era Parola nonno?"
Se chiedi a tuo padre, lui si ricorderà, di quella stupenda rovesciata,
immortalata, sulle bustine, delle  figurine Panini.

Il silenzio torna ad aleggiare. Immagino quanti ricordi stiano affluendo nella mente di quest`uomo.
Il bel calcio, dei Rivera, dei Pele; dei Mazzola..L`Aplomb di Jascin, Il fascino di Puskas.

Poi riprende il racconto.

"Vedi bimbo, un volta giocando, esisteva il tempo per pensare.
Il tempo per poter tramutare il talento, nella perfezione di un il bel gesto tecnico.
Per l`arte in campo e fuori.
Ora il ritmo, é furioso ed il risultato, deve essere raggiunto, ad ogni costo."

Mi ricordo ancora quei palloni in cuoio marrone, cuciti a mano.
Se si inzuppavano, diventavano macigni da calciare.
Girandosi verso di me aggiunse: " Ricordo ancora il loro profumo."

Ricordo quando ho ricevuto le mie prime scarpette.
La gioia era talmente palpabile, che non ho chiuso occhio, per due giorni.

Sa mi disse,
" Quando sono a casa , a volte, mi capita di salire in solaio.
Le riprendo trepidante, tra le mani, quelle scarpette.
Il cuoio é ormai consunto e screpolato, ma sono sempre li.....
Dovrei ingrassarle, con un poco di crema, di olio....  non  so..."

Curioso gli chiedo: " Perché non  prova? "
Con gli occhi arrossati, e la voce, che tradiva l`emozione, aggiunse:
" Toglierei la terra, della mia ultima partita, con la maglia dell`Arbedo. "

Gli chiedo:  "E` ancora vicino al calcio ? ".
Ho allenato dei bimbi, aiutato la società, ora, oramai, sono un "Ultras" di ottantanni!

A volte giungo al campo,ed osservo.
Guardo la partita, ma la osservo, con gli occhi, ed il filtro della saggezza.
Talvolta, vedo  la polvere alzarsi per la siccità.
In quella "nebbia", per un momento, rivedo, le gesta dei miei compagni di squadra.
Molti, ora, non ci sono piu.

Passando per le strade o per i campi dove giocavamo,
a volte riesco ancora, ad udire gli echi delle nostre voci di ragazzi.
Passa!   Tira!   Ma dai!    é Corner! ....

 Poi  la mente torna razionale, al presente, e vedo i campi ormai finiti alle ortiche.
Rivedo le porte, dai pali quadrati, consunte dal tempo.
Rivedo la fortuna, che ci ha portato, quella palla di stracci!
Risento mio padre che chiama, ed io che voglio continuare a giocare.

Lo guardo, mentre raggiunge il nipote, e cerca di insegnargli
"la mossa di Garrincha."

Le nuvole si stanno allontanando. I due possono continuare a giocare.

Saluto dicendo: "Spero di rivederla!"
Certo mi risponde: " Sono ancora dell`Arbedo,di quella maglia, del paese, del campanile."
Ride di cuore, e nei suoi occhi, osservo, una disarmante sincerità.

Riprendo la strada di casa, riflettendo su   quanta forza, e saggezza gli hanno fornito gli anni.
Arrivato a casa, mi rendo conto che:
" In una mezz`ora al ma cunta su ,  una storia lunga setantan.! "

E` si ,  "L`è  propi,  Arbed,  da setantan ".

Albert.

 

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